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22 ottobre 2012
L'amarezza e i ladri di futuro

C'era una volta Amendola vs. Ingrao poi fu Veltroni vs. D'Alema e ora siamo all'alba dell'era Renzi.

Ormai ho raggiunto l'età in cui ho visto dal vivo oltre mezzo secolo di storia italiana e posso immaginare il futuro semplicemente avendo partecipato al recente passato di cui parlavo.

Ho sempre pensato che il compito storico della sinistra fosse quello di correggere le storture e le ingiustizie sociali imposte dalle sciagurate politiche delle destre più o meno democratiche italiane, europee e mondiali. Col tempo mi sarei accontentato anche solo che fosse posto un argine.

Ma anche questo non è  successo, almeno in Italia e, a ragion veduta, non succederà in futuro.

C'era una volta il Grande Partito che stava al fianco di operai e contadini, riuscendo a portare anche gli ultimi di questo paese a condizioni di vita accettabili e i figli degli ultimi poterono studiare e salire qualche gradino della scala sociale. Alla guida di quella formazione politica vi erano uomini dallo stile di vita sobrio, qualche volta austero. Poi gli anni cominciarono a passare e cambiarono molte cose e venne l'abbondanza anche per i figli degli operai. Un' abbondanza dignitosa, ma pur sempre un'abbondanza e cambiarono anche gli stili di vita per i dirigenti dei succedanei del Grande Partito che intanto aveva concluso il suo glorioso viaggio al termine del decennio dei lustrini e della milanodabere.

Se i figli degli operai si erano imborghesiti ed illusi di aver scalato successo e benessere ed erano diventati socialdemocratici non si può pensare che il fenomeno non coinvolgesse i dirigenti dei succedanei del Grande Partito. Troppo fastosi e spumeggianti gli anni 80 per pensare che l'inevitabile potesse non accadere.

E fu Craxi e fu Berlusconi e fu Bruno Vespa.

E il Grande Partito e le sue evoluzioni darwiniane caddero nelle mani dei duellanti: il sognatore ed ottimista Walter ed il più cinico e facile agli intrighi Massimo. I figli imborghesiti degli operai non si infatuarono mai di questi due limitandosi ad osservarne da lontano le piroette nei talk show, ma non intervennero. Troppo intorpiditi nei loro salotti ed ubriacati dalla falsa abbondanza materiale e dalla troppa tv, dal troppo calcio, non intervennero e lasciarono fare.

Lasciarono che non si ponesse un argine al berlusconismo con una serie legge sul conflitto di interessi e si piegarono senza protestare alle conseguenze del "porcellum" coniato apposta dalle orrende destre italiane per sterilizzare la vittoria prodiana del 2006, già minata per altro al suo interno dall'eterogeneità dell'Unione.

Errori dopo errori, culminati un anno fa con la possibilità sprecata di distruggere finalmente il berlusconismo pretendendo elezioni anticipate. Semmai dopo si sarebbe potuto sostenere un governo tecnico di salvezza nazionale, ma partendo da oggettive posizioni di forza in grado di condizionarne le poltiche

Invece ci hanno regalato un Monti condizionato da Berlusconi e le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti: dalla riforma ingiusta delle pensioni ai ridicoli provvedimenti anti-corruzione.

Matteo da Firenze ora ha cacciato i duellanti (ridicolo l'incredulo D'Alema che si ostina a pensare di dover rimanere in campo semplicemente per il fatto che rimane in campo anche Berlusconi, un po' più furbo stavolta il sognatore Veltroni) e si accinge a pensionare l'onesto (ma assai modesto nell'intelligenza politica) Bersani.

Ma se il figlio del benzinaio si accinge ad "affrontare" un dorato tramonto, il figlio dell'operaio rimane interdetto. Il passaggio da Pietro Ingrao a Matteo Renzi non riesce proprio a metabolizzarlo e si guarda intorno disorientato e, oramai privato del provvisorio benessere e della speranza di ritrovare lavoro (o di accedere in tempi ragionevoli ad una dignitosa pensione), cerca un referente politico che lo rappresenti. Nel passato non era difficile, ora è arduo.

Il PD, con o senza Renzi, raggiungerà anche il 40% (forse) la prossima primavera, ma non avrà più il voto del figlio dell'operaio. E non sarà solo colpa di  Renzi che avrà almeno il merito di cacciare i dinosauri che non vogliono estinguersi. Ma questo piccolo, grande merito non sarà sufficiente a convincere il figlio dell'operaio.

Se vuoi contattarmi, improbabile lettore, contattami a pabagatin@gmail.com

 


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3 febbraio 2012
Il sonno della Camusso/ Perchè nessuno si occupa dei cinquantenni in mobilità?
A chi avesse visto ieri sera la trasmissione di Santoro "Servizio pubblico" non può essere certamente sfuggito il fatto che, specialmente verso la fine, la segretaria dell gloriosa CGIL era visibilmente assonnata.



La metafora vivente della totale ininfluenza del più grande sindacato italiano nell'attuale situazione politica ed economica.
E' palpabile la sensazione che il governo Monti nel settore del welfare meni la danza a suo piacimento, vacillando solo quando si avvicina troppo agli interessi del boss berlusca o a quelli dei settori sociali (tassisti, farmacisti, ecc.) vicini alla destra.
E' passata nell'indifferenza di un paese distratto, drogato da una televisione criminale, la riforma delle pensioni. E passerà anche l'abolizione dell'art.18.
Nessuno, tranne esigue nicchie ( i ferrovieri arrampicati sulla torre della stazione centrale, gli studenti di Bologna), protesta. C'è stanchezza ed individualismo, ma anche stupidità in quantita industriale da parte dei distratti italiani di questi tempi.

Allucinante e anticostituzionale è poi la vicenda degli iscritti FIOM di Pomigliano d'Arco, completamente esclusi dalla lista degli operai riammessi in fabbrica per produrre la nuova Panda. Ecco, come Monti e Fornero, un altro, Marchionne, che fa il c che gli pare.




Nemmeno la narrazione di questo fatto  ha fatto sobbalzare la sonnacchiosa Camusso, che pure, nei primi tempi del suo incarico aveva dato segni di discontinuità rispetto al suo inutile predecessore Epifani.

E neanche il tema che Santoro porta avanti da qualche trasmissione ha fatto accalorare il segretario Cgil.  Michele, infatti, anche avvalendosi di tragici servizi sul disastro greco, sta profetizzando sciagure economiche inenarrabili per il nostro Paese, semplicemente basandosi sul fatto che l'austerity del professor Monti indurrà una recessione spaventosa.
Osservando il laboratorio "Grecia" non gli si può dare torto: è fin troppo facile prevedere un calo dei consumi e quindi un ulteriore avvitamento della crisi con altre, gravissime perdite di posti di lavoro.

In definitiva la CGIL (e non parliamo degli altri sindacati) assiste impotente alle violazioni dei diritti elementari dei lavoratori e all'iniquità palese dell'azione del Governo di supermario. E' dominata dall'incertezza, non sa che pesci pigliare; affratellata in questo al PD.
Nel PD, per ora, sembra dominare la componente filocentrista, mentre la componente socialdemocratica (che pure ha espresso il segretario Bersani) tace, dovendosi, tra l'altro, anche occupare dello scandalo dei 13 milioni spariti.

Chi scrive ha 56 anni ed è in mobilità da due (fino al 2013) con zero prospettive di reinserimento e con 6/7 anni davanti prima di raggiungere una pensione, oltretutto ridimensionata. Tutto questo dopo 34 anni di lavoro effettivo nell'industria tessile, passati non certo al calduccio di un ufficio.
Siamo in tanti in Italia in questa situazione, anche nel ricco nordest dove ho la ventura di vivere.
Ecco, noi siano invisibili. Di noi nessuno si occupa, messi in serie B anche rispetto al problema della disoccupazione giovanile.
Eppure una domanda sorge spontanea: se gli "anziani" non vanno in pensione non è certamente più difficile creare posti di lavoro per le nuove generazioni?
Camusso non batte ciglio ed il prof. Ichino del PD tace e ci lascia sconcertati.

per chi mi volesse contattare:     pabagatin@gmail.com


31 dicembre 2011
Noi credevamo


La Rai ha chiuso in bellezza le celebrazioni del 150° dell'unità d'Italia con la programmazione in prima serata del grande affresco risorgimentale del regista napoletano Martone.
Un film veramente ben recitato da ottimi attori: su tutti Luigi Lo Cascio (Domenico), Toni Servillo (Mazzini), Valerio Binasco (Angelo), Luca Zingaretti (Crispi) , Guido Caprino (bravo a rendere un febbrile Felice Orsini) e una Francesca Inaudi (una credibilissima Cristina di Belgioioso) per una volta e finalmente fuori dal ruolo di eterna svampita di "Tutti pazzi per...."
L'opera di Martone mette a fuoco un Risorgimento "depurato" da ogni retorica patriottica e descritto come probabilmente si è realmente svolto, cioè con tutte le ambiguità, gli errori, persino gli efferati crimini da cui è stato macchiato. Un Risorgimento veramente molto italiano in cui è possibile decifrare le radici e le irrisolte contraddizioni dell' Italia attuale: il conflitto nord-sud, la lontananza tra le classi sociali, l'odio politico rappresentato in quei tempi dallo scontro tra repubblicani e monarchici.

Il regista ci parla di un Risorgimento in cui tra i grandi padri della Patria compare direttamente solo un Mazzini elitario e fomentatore di regicidi, ma di cui si riescono a comprendere appieno le idee rivoluzionarie, democratiche e presocialiste. I veri protagonisti del racconto, che parte dal 1821 per concludersi nel 1862, sono tre giovani meridionali, tra i quali il solo Domenico riuscirà ad attraversare l'intero periodo e sarà proprio lui a vivere sulla propria pelle l'amaro crollo di gran parte delle illusioni giovanili.

Sarà infatti solo il personaggio interpretato da Lo Cascio a muovere i suoi passi nella livida ( a dispetto del solare sud che appare nelle immagini) alba dell'Italia unita , costellata dai soprusi dei piemontesi nel mezzogiorno del brigantaggio, dal massacro fratricida dei garibaldini in Aspromonte, dalla presa del potere locale da parte dei soliti noti e dalla folgorante carriera di ambigui politici come Francesco Crispi, autentico precursore di tanti trasformismi ed ambigui legami mafiosi.

Una conclusione tanto  amara, quanto realista e  chiaramente evocatoria del presente quella di questo grande film.
Non rimangono che illusioni infrante.
Mi viene in mente la stessa amarezza finale dei protagonisti di "Mediterraneo" che alla fine del loro esilio nell'Egeo partono per costruire un grande paese, salvo poi ritrovarsi stanchi, vecchi e sconfitti qualche anno dopo nella medesima isola greca da cui erano ripartiti.
La stessa amarezza (seppure ormai disincantata) del portantino così splendidamente reso da Manfredi nel "C'eravamo tanto amati" di Scola, annch'esso recentemente passato in tv.

Bella la fotografia di un Ottocento romantico e  di tenebrosi salotti. Fuori luogo alcuni fotogrammi in cui appaiono dettagli moderni come il grigliato d'acciaio su cui Felice Orsini si avvia alla ghigliottina e le colonne di cemento armato( con tanto di ferri in bella vista) di un tipico esempio di moderno abusivismo lungo le coste calabresi.
Ma forse anche questi piccoli errori non volevano essere altro che un richiamo del film all'attualità.

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6 dicembre 2011
Cambiare i vertici del PD per manifesta inadeguatezza
Sarà perchè sono un 55enne in mobilità che fra 14 mesi sarà completamente a spasso senza la minima possibilità di trovare un lavoro decente e con la necessità di dover coprire a quel punto altri 5 anni di contribuzione per poi trovarsi a 62 anni a percepire una pensione massacrata dal basso stipendio che percepirò (ammesso che trovi un qualunque posto di lavoro) negli ultimi anni di lavoro, dalla rata di contributivo e ,come non   bastasse, anche dal disincentivo del 2% all'anno moltiplicato per 5 in quanto a partire dal 2018 la pensione di vecchiaia sarà corrisposta a 67 anni.

Sarà perchè ho una moglie 55 enne nata fuori dalla UE in un paese che non ha alcun accordo con l'Italia in materia di pensioni e che si troverà a dover lavorare come infermiera fino a 67 anni perchè, essendo qui solo dal 91, non raggiungerà mai la soglia di 41 anni di contribuzione in questo nostro meraviglioso paese.

Sarà perchè ho un conoscente 55 enne che sta andando in pensione in questi giorni a QUOTA 95 grazie ai mitici 40 anni di contributi e che MI FA PENSARE A QUANTO INGIUSTO SIA QUESTO SCALONE CHE ALL'IMPROVVISO diventa così alto da sembrare insormontabile.
Infatti nel mio caso dovrò come minimo raggiungere QUOTA 105 e nel caso di mia moglie, tenendo conto dei 17 anni lavorati in patria, si raggiungerà l'inebriante QUOTA 116!!!

BEH! tutto ciò, unitamente all'aumento dell'IVA e a tutte le altre misure, e tenuto conto che Berlusconi ed il suo elettorato vengono solo "accarezzati" da Monti...beh tutto ciò mi fa ritenere che Bersani e la dirigenza tutta del PD siano inadeguati al loro compito.

Vedo un eccesso di patriottismo al limite della coglioneria in questa dirigenza. Vedo un eccesso di imborghesimento di questa dirigenza.

I meriti degli eventuali successi del Governo Monti verranno cannibalizzati dai moderati del terzo polo, forse addirittura da Berlusconi stesso che si sta leccando le ferite e sta riorganizzando con calma un ulteriore assalto al potere.

Il fianco destro dello schieramento politico è e sarà ampiamente rappresentato..e il fianco sinistro a chi lo lasciamo? A Niki ed Antonio?
Anzi sai che ti dico mio caro, patriottico, imborghesito Bersani? Abbandono il "lasciamo" e lo sostituisco con un "lasciate" perchè il sottoscritto ci penserà 100 volte prima di ridarvi il voto e farsi il mazzo sul territorio diffondendo con l'attività di Circolo l'idea di questo Partito che sta naufragando sempre più nell'equivoco veltroniano di Partito di Centrosinistra super rassicurante nei confronti di Confindustria, Chiesa, Banche, ecc.

Il vero ruolo del PD ,he gli avvenimenti italiani dei prossimi mesi confermeranno tragicamente per il Partito così come è concepito ora, sarebbe stato quello di una autentica forza SOCIALDEMOCRATICA.

Ci avete fatto mancare la SOCIALDEMOCRAZIA ai tempi del PCI e ora continuate a farcela mancare con il PD..proprio ora che il BISOGNO DI SINISTRA ANDRA' alle stelle.

Non le faccio neanche gli auguri Segretario, lasci a qualche sconosciuto il suo posto giacchè non si vede proprio nessuno (rottamatori in primis) in grado di pilotare il Partito verso i suoi naturali approdi: la tutela delle classi meno favorite e la diffusione della giustizia sociale.

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22 ottobre 2011
Il sorriso di Antonella B.





Ottobre mi piace da sempre, in particolare mi piace la sua luce, specialmente quella del tardo pomeriggio così ricca di toni infuocati. Mi piace anche per la sera che scende presto e ti invita a ritirarti a casa; l'esatto contrario insomma dei mesi estivi che ti spingono ad uscire, a viaggiare, ad incontare gente.

In realtà mi piace viaggiare in tutte le stagioni dell'anno e con tutti i mezzi e mi piace guidare anche da solo, accompagnato dai miei pensieri.

La scorsa settimana ho fatto uno di questi viaggi solitari che di solito sono una sorta di "viaggi della speranza", diretti verso improbabili colloqui di lavoro. Ma questa volta il motivo era un altro, un motivo un po' triste, ma, a ben vedere, neanche tanto. Basta essere un po' filosofi ed accettare le cose della vita. Sono tornato per qualche ora a Biella, nel mio amatissimo Piemonte.

Dopo 26 anni le ossa di papà tornavano alla luce, alla luce di una fredda mattina ottobrina. Pochi minuti di luce e poi di nuovo il buio eterno di una cassettina di zinco murata dentro un fornetto. Le ossa erano frantumate,annerite dall'umidità; solo i femori erano facilmente riconoscibili. Nella terra smossa, ancora perfettamente (ed eternamente) leggibile, restava una di quelle piccole etichette in fibra sintetica che ci danno quelle preziose informazioni sulla lavabilità dei nostri capi di abbigliamento.




Non lontano dal luogo della sepoltura di papà, ma in un campo laterale c'è lo zio Rino. Era il più piccolo dei fratelli di mio padre, il suo preferito, forse per i quindici anni di età che li separavano.
Li accomunava la militanza nel Partito e la dura vita operaia, scandita dalle lotte degli anni sessanta.Ricordo, ero ancora un bambino, che passava spesso a casa nostra la sera, prima di entrare in fabbrica per il turno di notte. Papà non fumava più da molti anni, ma c'era sempre un vecchio posacenere, un piattino di peltro con due iniziali in caratteri gotici, sul frigorifero Ignis.
In quelle mezzorette lo zio lo riempiva con le cicche delle MS.

Lo zio sta nei colombari, nelle file in alto. Il ritratto sulla lapide è in bianco e nero; si vede un uomo in giacchetta, magro, con un sorriso un po' tirato, forse la foto di un'antica carta di identità.

Più in basso c'è Antonella B. Sta lì anche lei dall'87. Antonella era del 61 ed aveva solo ventisei anni quando se ne è andata. Il motivo della sua malattia non lo conosco. In realtà la conoscevo solo di vista, non le ho mai parlato. La incontravo in chiesa la domenica mattina; stavo sempre in piedi in fondo e lei stava con un'amica poco distante, Mi pareva che mi guardasse ogni tanto ed io ricambiavo; mi pareva anche che sorridesse con l'amica ed io interpretavo quel sorriso quasi come una sorta di beffarda sottolineatura della mia timidezza in questi approcci.

Quello stesso, incredibile sorriso è lì adesso sulla sua foto. C'è un mare azzurro sullo sfondo. I capelli lunghi, appena mossi dalla brezza di un agosto lontano.Si indovina un bikini , forse a righe,azzurro come il mare.
Non posso trattenermi dal posare le dita su quella foto ed accarezzarla. Una sensazione di dolcezza tranquilla mi pervade nell'allontanarmi.

Il cielo di un blu profondo.

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21 ottobre 2011
Killing Muammar
L'esecuzione

E' possibile, è giusto provare pietà per un dittatore assassino mentre viene linciato dalla folla?



Le foto sono dure, mi ha impressionato l'immagine di Gheddafi appeso, trascinato dal pickup.



Mi hanno fatto venire in mente alcune sequenze della "Passione" di Mel Gibson.

La pistola d'oro



La volgarità immonda di questi dittatori. La pistola d'oro non può non ricordare il rolex aureo al polso del "conducator" Ceausescu fucilato nel dicembre 89 nella livida Bucarest.
E il cappellino tarocco degli yankees sulla testa del ragazzo che probabilmente ha tirato il grilletto?
Porta i capelli lunghi, è poco islamico. Anche lui è un po' un simbolo, un'imitazione sgarrupata dello sfavillante occidente che pare aver vinto comunque ancora una volta. Per fortuna, certamente. Ma quanti imbarazzanti compromessi hanno fatto gli occidentali con il colonnello?

Sic transit gloria mundi, un epitaffio



Così lo ha commemorato la spalla italiana di Gheddafi, la spalla in tante scene tragicomiche viste durante le visite in Italia.
Il migliore commento lo ha fatto Staino sull'Unità.


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7 ottobre 2011
Crosby, Stills, Nash & Jobs




Steve era del 55 ed è morto l'altra notte ucciso dal cancro al pancreas, tra l'altro pochissimi giorni dopo il medico appena insignito del Premio Nobel proprio per le ricerche, compiute su sè stesso, su quella letale forma di neoplasia.
Moltissima gente, nel mondo, e nei più svariati modi ha voluto dedicare un pensiero  al guru della Apple. Questo post è la mia candelina "ideale" accesa per Steve.
Nom ho voluto documentarmi, ho voluto scrivere le mie sensazioni personali, anche a costo di qualche inesattezza.
Mi ha molto incuriosito il tentativo di descriverlo come una sorta di hippy trasformatosi nel tempo in un capitalista incallito, complice dell sfruttamento del lavoro minorile in Cina. Probabilmente quest'ultimo fatto è incontestabile, ma a me in questo momento interessano di più le origini, certamente perchè appartengo a quella generazione nata a metà dei '50.

Steve era troppo giovane per aver partecipato alle marce per i diritti dei Neri o contro la guerra in Vietnam; molto probabilmente non era neanche sul prato di Woodstock nel '69.
Non era dunque, per motivi anagrafici, un sessantottino. Certo ha respirato l'aria buona che è continuata a soffiare ancora per qualche anno dopo il 1968, ha portato i capelli lunghi, ha fumato erba e , mi piace pensare, avrà ascoltato il rock acido dei Grateful Dead e dei Jefferson Airplane o la country music di CSN&Young.

Steve Jobs prima di diventare (con B.Gates) il simbolo della New Economy è stato certamente anche questo e per noi, suoi coetanei, il mito brilla anche di più perchè venato della nostalgia di quegli anni.

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30 settembre 2011
IL Castiglioni-Mariotti, un vero ascensore sociale


C'è il "venerdì" di Repubblica e poi ci sono i miei venerdì. Si tratta di "giornate particolari" perchè sono le mie "vere" giornate in quanto totalmente depurate anche da quello pseudolavoro che la Provincia mi dà da fare in tribunale per quattro giorni la settimana. Il venerdì mi toglie anche la residua dignità di salire in macchina alle otto di mattina e di ingannare i vicini in modo che possano confondermi con un normale lavoratore.

Ma in questo modo posso riflettere e descrivere l'amarezza e la rabbia postando,taggando,bloggando e così via di seguito.

Per qualche giorno anche io ho posseduto il monumento di intere generazioni di liceali: IL vocabolario di Latino di Luigi Castiglioni e Scevola (e con un nome così che altro lavoro avrebbe potuto fare?) Mariotti. E' rimasto nelle mie mani per poco tempo....quello strettamente necessario a mio figlio per convincermi a trasferirlo d'urgenza dallo scientifico tradizionale al superscientifico, alleggerito della lingua di Cicerone, ma arricchito da due ore di informatica e un'ora di scienze in più.
In pochi giorni il ministro Gelmini avrà anche "costruito" il tunnel Ginevra-L'Aquila, ma ha infranto un mio vecchio desiderio grazie alla sua riforma dei licei.
E' dunque vero che la destra distrugge anche i sogni della gente.
Per un breve periodo ho toccato anch'io, ho quasi accarezzato quelle pagine, sorprendendomi talvolta a contemplare da lontano il volume ben allineato sulla libreria dell'Ikea, ammirando la breve ed imperativa scritta in stampatello cubitale nero "IL" sul dorso della scatola.
Con quarantanni di ritardo era dunque arrivato.
Un po' come nella canzone dei Nomadi "i tre miti" dove l'indimenticabile Augusto Daolio metteva al terzo posto (dopo il Sesso e il Socialismo) il GT, un' Alfa Romeo coupè assai in voga alla fine dei '60. Augusto cantava.....e alla fine ce l'ho avuto pure io (il GT)..,ma celeste, vecchio, arrugginito e soprattutto ormai fuori dal mito.

Proprio in quegli anni del GT, o appena dopo, il mio amico più caro scindeva le nostre storie iscrivendosi al Liceo e comprandosi il grande dizionario. I miei genitori (semplici operai tessili) non se la sentirono di imitare quelli del mio sodale e optarono per l'Istituto tecnico, che almeno avrebbe garantito una prospettiva certa di un futuro lavorativo.
E così è stato....fino alla globalizzazione, all'euro, alla crisi mondiale, allo sciagurato governo Berlusconi.

E la storia del mio Castiglioni-Mariotti com'è finita?
E'  finita che è stato venduto ad un'amica di mio figlio. La verità storica è stata  così ripristinata. Giustamente, mi viene da dire, e che...potevo forse cambiare qualcosa del mio momento attuale e dei quarantanni precedenti?  La Storia e le storie mica si possono riscrivere!

E il mio amico dei primi '70 che fine ha fatto?.. Tutto bene.. l'ascensore sociale. simboleggiato dal vocabolario di Latino, ha funzionato perfettamente: è salito ai piani alti e non è mai ridisceso. Ora fa il medico.

In quanto a  mio figlio quattordicenne ai primi giorni di scientifico senza Latino..un grande in bocca la lupo da papà...e che l'informatica, la tecnologia e la scienza siano il tuo prodigioso ascensore!

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24 settembre 2011
Da salvatori del Nord a salvatori di Milanese e Romano

Come quegli insetti verdi che ronzano di questi tempi nelle case padane e che si presentano, con sorprendenti capacità mimetiche, talvolta in livrea verde brillante della prateria e talvolta in un assai più dimesso colorito marrone, così la leadership leghista sa indossare, a seconda della circostanza, abiti ben diversi.

Tuonano a Venezia: secessione, secessione! E poi a Roma sfilano diligentemente in Parlamento davanti a padron Silvio votando, a comando, Sì alla fiducia e No alle richieste di arresto dei parlamentari del PDL.

Continua l'abbraccio mortale Lega-PDL e dal nostro punto di vista andrebbe benone se non ci fosse il piccolo particolare che ne va di mezzo la credibilità ed il futuro economico del Paese tutto.

Singolare e codardo l'atteggiamento di Maroni che, avendo l'occasione di liberarsi (certo con qualche trauma momentaneo) in un sol colpo sia di Berlusconi che del proprio leader di partito, non ha voluto approfittare della ghiotta occasione. Evidentemente non è all'altezza della situazione e si è rivelato (con i suoi ineffabili baffetti, gli occhiali rossi e l'avvenente segretaria che lo segue ovunque) per quello che è: una figurina sbiadita della seconda repubblica.

Degli altri leader leghisti, che siano dentro o fuori il cerchio magico, è meglio non parlare: mostri o poco più, volendo stilare una classifica degli orrori.

Ma la Lega non ha soltanto una leadership nazionale domiciliata a Milano in via Bellerio e con culi ormai perfettamente adattati alle poltroncine romane di Montecitorio e dei vari Ministeri e Sottosegretariati. Possiede anche leadership regionali, provinciali e locali. Chi vive in una regione "verde" come il dinamico Veneto lo sa bene anche perchè gli può capitare spesso di incontrare al bar o dal giornalaio il luogotenente locale.

Il sottoscritto vive in un comune della bassa trevigiana e conosce bene la realtà deprimente di questi figuri. Esattamente sei mesi fa, vincendo la riluttanza dei timorosi compagni di circolo del PD, avevo scritto un volantino dal tonante titolo" Federalismo! Federalismo!"  dove prendevo per i fondelli il caporione leghista sull'argomento della eternamente rinviata questione della riforma dello Stato. Il federale ripose con un prolisso volantino dove accusava, con argomentazioni le più fantasiose, Prodi di aver finanziato impunemente il sud.  Poco più che fumo negli occhi per un elettorato (quello leghista) che evidentemente loro stessi considerano di basso livello culturale.

Sono passati 8 mesi da quel volantino e, come era sin troppo facile prevedere, del federalismo nessuna traccia. Tracce evidenti invece di tagli a enti locali e sanità (in paese è attiva una casa di cura convenzionata che si è visto ridotto il finaziamento regionale ed ora i pazienti devono pagare per intero le prestazioni), aumento dell'IVA, guerre in Afghanistan e Libia che continuano, ecc,ecc.

Cari e stimati compagni del PD che vivete al Nord, è ora di mettere da parte le titubanze.  Affondiamo il coltello dentro questo marciume puzzolente come quegli insetti (di cui non voglio ricordare il colore per non stuzzicare collegamenti politicamente scorretti) di cui parlavo molte righe fa.

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23 settembre 2011
La rabbia e l'odio

Da un paio di anni i miei weekend durano tre giorni, ma non è meraviglioso, infatti non ci metto il punto interrogativo.

Si naviga o, meglio, si cazzeggia in rete: facebook, giornali, mail.  A forza di rispondere a pseudoinserzioni la posta si intasa di pubblicità di qualsiasi tipo: viaggi scontati, abbigliamento scolastico scontato, cure odontoiatriche scontate. Tutto scontato, esattamente come il fatto che nessuno, neanche i vecchi amici o i vecchi compagni di scuola scovati su FB, risponda mai alle tue accorate mail di richiesta aiuto.

Ho scritto a mezzo mondo: partendo da Dario Franceschini, passando per Gianluca Susta, e finendo con Oliviero Girardi. A volte si trattava di semplici sfoghi, a volte di vere e proprie perorazioni: niente, il risultato, scontato, è sempre lo stesso. Il nulla.

Allora, dentro di te, ti carichi di odio, di odio verso chiunque non stia provando lo stesso tipo di sconfitta. Non sopporti più niente, neanche i compagni di squadra di tuo figlio quando non gli passano la palla, neanche i compagni della sezione del PD, colpevoli di essere cinquantenni benestanti con figli grandi e laureati. No, non li sopporti. Non condividono la tua rabbia, non possono capire: sopravvivono a leghismo e berlusconismo senza provare il tuo stesso odio, la tua stessa rabbia.

Odio anche gli statali che lavorano con me in tribunale dal lunedì al giovedì. Li odio con le loro chiacchiere da donnette e con le loro pause caffè. Riesco a detestare, persino i miei compagni di sventura: gli altri lavoratori socialmente utili (LSU, è l'acronimo, negli ordini di servizio del dirigente, che bello!) forse semplicemente perchè specchi viventi della tua situazione.

Mi sto piangendo addosso? Perchè, si dirà, non esci? Perchè non te ne vai a cercare veramente un lavoro? Bella domanda. Anche oggi, farò un paio di telefonate. Bussare alle porte, portare i CV a distratte ragazzotte delle reception delle aziende? Già fatto. E' umiliante, ma va fatto lo stesso. Hai lavorato 34 anni sotto capannoni industriali e ora parli con segretarie bellocce, con tacchi a spillo e minigonne, verso le quali provi imbarazzo. Ti senti scrutato, denudato della tua dignità, nella migliore delle ipotesi compianto. No non ammiri queste belle ragazze, non pensi nemmeno un secondo alle loro curve, le odi e basta.

Dopo due anni in cui hai cercato di salvare il cervello facendo un po' di politica, aiutando tuo figlio nello studio fin quasi a sostenere, tu stesso, un esame di terza media, e perfino facendo palestra pur di uscire di casa, ti sei ridotto a temere i ritorni dal lavoro di una moglie sempre più stufa di vederti perdere tempo sul pc o guardando le telecronache postdatate di sportitalia.

Piangersi addosso, magnifico! Aspettando tra qualche anno di ripisciarsi addosso. Fanculo a tutti.


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